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Dal presente si ricicla il futuro

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Sposare l’Economia Circolare vuol dire attuare una politica sui rifiuti ben precisa. Scopriamo quali sono i traguardi da raggiungere e i vantaggi che ne deriverebbero.

 
DAL PRESENTE SI RICICLA IL FUTURO
 

Un’occasione che non si può rifiutare

Il pacchetto dell’Economia Circolare sta delineando il futuro della gestione dei rifiuti e quello delle imprese. Nei prossimi mesi, il Consiglio “Ambiente” e l’Europarlamento devono trovare quell’accordo che metterà in pratica il testo già approvato con larga maggioranza dallo stesso Parlamento Europeo. Ma di cosa si tratta? Parliamo di una vera e propria riforma della politica dei rifiuti con nuovi obiettivi da definire:

  • riprogettazione dei prodotti;
  • ridefinire la prevenzione;
  • questioni di riuso e riciclo;
  • ridurre le importazioni delle materie prime;
  • diminuire il ricorso al recupero energetico;
  • archiviare lo smaltimento in discarica.

L’accordo tra i due attori in gioco, Consiglio “Ambiente” ed Europarlamento, ha innalzato anche i target di riciclaggio al 2030: 70% per i rifiuti urbani e 80% per gli imballaggi.

Un obiettivo importante, ma non impossibile. Se poi consideriamo i vantaggi che ne scaturirebbero, è facile capire che è un’occasione da non fallire.

Quanto vale un rifiuto?

Tagliare questo traguardo è un cambiamento che gioverebbe a tutti. La Commissione Europea, però, ha fatto di più. Ha stimato i vantaggi in cifre:

  • 580 mila nuovi posti di lavoro;
  • 72 miliardi di euro risparmiati annualmente.

Numeri che hanno una motivazione alle spalle, perché scaturirebbero da una maggiore efficienza delle risorse e da una riduzione delle materie prime. Se all’obiettivo del 70% di riciclaggio si accompagnassero a livello europeo e nazionale anche misure ambiziose per il riuso, in particolare nell’arredamento e nel tessile, i posti di lavoro tenderebbero a crescere fino a 867 mila.

La Commissione Europea afferma che la prevenzione dei rifiuti, la rigenerazione, la riparazione e il riciclaggio possono generare risparmi netti per le imprese europee pari all'8% del fatturato annuo, abbattendo anche l'emissione di gas serra del 2-4%. Attualmente, in Europa si brucia o si conferisce in discarica oltre il 50% dei rifiuti prodotti. Questo comporta uno spreco di risorse notevoli che sono spesso importate a caro prezzo. Un sistema che non è più possibile sostenere e che finisce per penalizzare la competitività delle imprese.

La situazione italiana

Il Bel Paese non è stato con le mani in mano dopo l’emergenza rifiuti che ha attraversato. Va dato atto all’Italia che ha investito su un nuovo modello produttivo che ha portato a riciclare materie prime seconde destinate alla discarica. Un esempio?

  • Il recupero di tonnellate di pneumatici che vengono trasformati in gomma per superfici sportive
  • I pannolini usa e getta diventano nuove materie prime seconde
  • La realizzazione di bioplastica, biodegradabile e compostabile
  • Il riciclo di imballaggi d’acciaio

Il Presidente di Legambiente Rossella Muroni afferma che: “Possono essere creati almeno 190 mila posti di lavoro in Italia solo grazie allo sviluppo dell’Economia Circolare, al netto dei posti persi a causa del superamento dell’attuale sistema produttivo”.

C’è ancora molto da fare, ma il nostro Paese pare avere una nuova idea sul futuro dei rifiuti. E, in tutta franchezza, sembra quella giusta.

Fonte: La Stampa

Fonte: La Repubblica Ambiente

 
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