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Stoccaggio, trattamento e recupero

Impianto di stoccaggio, trattamento, selezione/recupero di  Granarolo dell'Emilia PADOVATermovalorizzatore di BolognaTermovalorizzatore di FerraraTermovalorizzatore di Forlì-CesenaEnomondo centrale termoelettrica di FaenzaEnomondo Impianto di compostaggio di FaenzaTermovalorizzatore di ModenaTermovalorizzatore di RavennaTermovalorizzatore di RiminiImpianto di rifiuti industriali di ModenaDiscarica per Rifiuti Non Pericolosi (RSU) di Modena AREA 3Discarica per Rifiuti Non Pericolosi (RSI2) di Modena AREA 3Discarica per Rifiuti Non Pericolosi di Zocca, località RoncobottoFERONIA Discarica per Rifiuti Non Pericolosi di Finale EmiliaCompostaggio di Ozzano EmiliaImpianto di compostaggio di Sant'Agata BologneseImpianto di Trattamento Fanghi Industriali di BolognaDiscarica per rifiuti non pericolosi di Bologna, località GallieraDiscarica per Rifiuti Non Pericolosi di Bologna, località BaricellaDiscarica per rifiuti non pericolosi, urbani e assimilati di Firenzuola, località il PagoPiattaforma di deposito preliminare e trattamento chimico-fisico di FerraraImpianto di compostaggio di OstellatoAKRON Impianto di FerraraAKRON Impianto di ModenaPiattaforma Ecologica (Impianto di stoccaggio provvisorio) di BolognaAKRON Impianto di MordanoASA Azienda Servizi Ambientali - Discarica di Castel MaggioreAKRON Impianto di Imola TremontiDiscarica per Rifiuti Non Pericolosi di Imola, località TremontiPiattaforma Ecologica Attrezzata di ForlìRomagna Compost Impianto di CesenaTrattamento chimico fisico di ForlìDiscarica per Rifiuti Non Pericolosi di Civitella di RomagnaDiscarica per Rifiuti Non Pericolosi di Cesena, località TesselloImpianto di compostaggio di RiminiAKRON Impianto di CorianoImpianto di compostaggio di VoltanaAKRON Impianto di VoltanaForno FIS RavennaForno F3 RavennaTAS Impianto di trattamento acque reflue industriali, RavennaTCF Trattamento chimico-fisico e trattamento fanghi, RavennaTCF Trattamento chimico fisico biologico di LugoDiscarica per Rifiuti Non Pericolosi di Ravenna (ex Cat. I)Discarica per Rifiuti Non Pericolosi di Voltana, LugoSOTRIS Piattaforma Integrata trattamento e smaltimento rifiuti di Ravenna CompostaggioRifiuti industrialiTermovalorizzatoriDiscaricheStoccaggio, trattamento, selezione/recuperoLa centrale termoelettrica di Pozzilli (IS)Centro di stoccaggio e pretrattamentoMantova

 

Nell’immaginario collettivo la parola “rifiuto” è associata all’idea di fase finale di qualcosa. Una fase che si conclude con l’ultimo viaggio verso la dismissione definitiva. E invece nelle società più avanzate il rifiuto è ormai diventato semplicemente uno stadio intermedio della materia, da cui rinascono risorse: fondamentalmente nuove materie prime, le cosiddette materie prime “secondarie”, ed energia.

Insomma, mutuando con qualche licenza poetica un noto detto popolare, si potrebbe dire che “del rifiuto non si butta via niente”. E quindi parlare di gestione rifiuti significa necessariamente parlare di un ciclo che continuamente si autoalimenta e che, se gestito in modo corretto, è in grado di produrre valore economico e ambientale per l’intera comunità. Questo ciclo, per essere effettivamente virtuoso, in linea con i dettami dell’Unione Europea, si deve appoggiare su un sistema integrato di impianti di selezione e smaltimento in grado di massimizzare le risorse estraibili dai rifiuti e minimizzare al contempo l’impatto che l’intera filiera può avere sull’ambiente circostante.

In Emilia-Romagna il Gruppo Hera, attraverso Herambiente, è impegnato sin dalla sua costituzione a conferire concretezza e fluidità a questo circolo virtuoso, che fa della regione una fra le più avanzate in Europa nella gestione dei rifiuti.

Il parco
impianti di cui dispone il gruppo Herambiente per il trattamento dei rifiuti urbani e speciali, anche pericolosi, consentono di rispondere a tutte le esigenze di appropriata gestione dell'intero quantitativo prodotto e alle crescenti domande di servizio del sistema economico locale e nazionale.

La gestione dei rifiuti e le attività di recupero di materia e di energia sono svolte da Herambiente senza pregiudicare la qualità dell'ambiente circostante. Herambiente svolge infatti le proprie attività nel massimo rispetto del territorio e perseguendo nei successivi trattamenti le soluzioni a minor impatto complessivo per l'ambiente. Tutti gli impianti di trattamento sono sottoposti a rigorosi monitoraggi che attraverso le dichiarazioni ambientali sono resi pubblici.

Le emissioni dei termovalorizzatori sono pubblicate on line ed è possibile vedere con un semplice click cosa esce dai camini.

Herambiente apre inoltre gli impianti a chiunque desideri vedere quale sia il percorso dei rifiuti: attraverso la prenotazione on line o con una semplice telefonata si può accedere ai nostri impianti ed effettuare una visita guidata.

 
 
  • La legge 19 ottobre 1984, n. 748 "Nuove norme per la disciplina dei fertilizzanti" individuava quattro tipologie di ammendanti: ammendante vegetale semplice non compostato, ammendante compostato verde, ammendante compostato misto ed ammendante torboso composto.
    A livello nazionale, il D. Lgs. 22/97 (Decreto Ronchi) ha unificato le precedenti legislazioni e definito i risultati da raggiungere in termini di recupero della frazione organica dei rifiuti solidi urbani e di riciclaggio. Inoltre, ha attribuito alla legge 748/84 tutte le competenze riguardanti l'impiego di compost come fertilizzante.
    Nell'aprile del 2006 è entrato in vigore il D. Lgs. n. 152 (cosiddetto "testo unico ambientale").
    Il Testo Unico in materia ambientale interessa per diversi aspetti il settore degli ammendanti e del compost. Nel 2008 il Testo Unico è stato modificato dal D. Lgs. n. 4 del 16/01/08 riportante ulteriori disposizioni correttive ed integrative; in particolare, all'art. 183, viene definita la nozione di "Compost di qualità" come "prodotto ottenuto dal compostaggio di rifiuti organici raccolti separatamente, che rispetti i requisiti e le caratteristiche stabilite dall'allegato 2 del D. Lgs. n. 217 del 2006 e successive modifiche e integrazioni".
    La Delibera di Giunta Regionale Emilia-Romagna n. 1996/2006 definisce le condizioni per l'utilizzazione, come materiale di ingegneria, del "biostabilizzato" rifiuto speciale non pericoloso (CER 19.05.03), ottenuto mediante biostabilizzazione aerobica della frazione prevalentemente umida dei rifiuti urbani indifferenziati separata meccanicamente, nonché della frazione umida dei rifiuti provenienti da raccolta separata.
    Con il D. Lgs. n. 205 del 3 dicembre 2010 il legislatore ha recepito le indicazioni dell'Unione Europea in merito alle politiche da adottare per quanto riguarda lo smaltimento dei rifiuti, ovvero ha definito le priorità nella gestione dei rifiuti sulla base di ciò che costituisce la migliore opzione ambientale nelle politiche di pianificazione.

    I rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata oppure dalla separazione meccanica dei rifiuti indifferenziati, confluiscono agli impianti di compostaggio-biostabilizzazione.
    I primi subiscono un trattamento di compostaggio per essere trasformati in compost, un ammendante agricolo. I secondi, invece, provenendo dalla raccolta indifferenziata e quindi potendo contenere ancora tracce di altri rifiuti, non hanno le caratteristiche di "purezza" necessarie per essere utilizzati in agricoltura e vengono quindi biostabilizzati e impiegati in altro modo, ad esempio, per la copertura delle discariche, sostituendo così materia prima.
    Il compostaggio
    : Anche gli scarti organici provenienti dalla cucina e dal giardinaggio possono diventare preziose risorse. Si tratta infatti di scarti biologici ad alto tenore di umidità, perciò anche noti come frazione umida dei rifiuti urbani, per distinguerla da quella secca (vetro, plastica, metalli, ecc.). Il recupero della frazione umida può notevolmente influire sulla diminuzione dei rifiuti urbani residui.
    Il compostaggio sfrutta il naturale processo di decomposizione della sostanza organica. È un processo biologico che trasforma la materia organica in compost, fertilizzante con potere ammendante utilizzato in agricoltura. Il processo avviene in condizioni controllate di umidità e temperatura, per opera dei microrganismi presenti in natura (batteri, funghi, lombrichi, acari, ecc.) e comporta la produzione di calore e la formazione di anidride carbonica e acqua.
    Herambiente produce compost di qualità partendo da circa 150.000 tonnellate annue di rifiuti organici raccolti in modo differenziato.
    Sul fronte dell'innovazione per valorizzare al massimo scarti e rifiuti c'è il progetto di produrre biometano dalla parte organica del rifiuto urbano nell'impianto di compostaggio di Sant'Agata Bolognese (Bo). Da circa 100 mila tonnellate annue di rifiuti sarà possibile ricavare oltre 6 milioni di mc di biometano, che potrà essere utilizzato per rifornire i veicoli a metano oppure immesso nella normale rete del gas metano.
    La biostabilizzazione:
    Negli impianti dedicati al trattamento (biostabilizzazione) delle frazioni organiche provenienti dalla separazione meccanica dei rifiuti urbani indifferenziati, viene accelerata la fermentazione dei rifiuti organici, recuperando tra l'altro biogas utilizzabile come combustibile. Il risultato finale è un materiale (biostabilizzato o compost fuori specifica), riutilizzabile come materiale di copertura delle discariche, in alternativa alla terra o ad altro materiale naturale di cava. Altri utilizzi possono essere, ad esempio, la sistemazione di argini o scarpate, il recupero ambientale di cave esaurite e il ripristino di discariche esaurite o siti inquinati.

     
  • Il flusso di trattamento dei rifiuti speciali in Herambiente è estremamente articolato. In particolare dipende dalla natura del rifiuto speciale stesso.
    La disciplina dei rifiuti è stata regolata dal DPR n. 915 del 10/09/1982. Il DPR n. 915 disciplinava lo smaltimento dei rifiuti e oltre ad introdurre alcuni principi sulla definizione di sistemi tendenti alla limitazione della produzione di rifiuto, suddivideva i rifiuti in urbani, speciali, tossici e nocivi. Nel febbraio 1997 il DPR 915 è stato superato dal D. Lgs. n. 22 (decreto Ronchi), che focalizza l'attenzione sulla prevenzione e sulla riduzione della quantità e pericolosità dei rifiuti.
    Nell'aprile del 2006 è entrato in vigore il D. Lgs. n. 152 (cosiddetto "testo unico ambientale") che ha modificato profondamente la normativa introducendo una vasta serie di novità nella disciplina della valutazione d'impatto ambientale e della valutazione ambientale strategica, della difesa del suolo, della tutela delle acque dall'inquinamento e della gestione delle risorse idriche, del trattamento e della gestione dei rifiuti, della bonifica dei siti contaminati, dell'inquinamento. Il "testo unico ambientale" (D. Lgs. n. 152) distingue i rifiuti speciali in pericolosi e non pericolosi, e a loro volta ognuna di queste tipologie può comprendere rifiuti di tipo solido, liquido o fangoso. Per i rifiuti speciali esistono limiti al conferimento definiti, impianto per impianto, dalle amministrazioni provinciali attraverso le autorizzazioni integrate ambientali. Non esiste invece a livello normativo un bacino geografico predefinito per il loro smaltimento, contrariamente a quanto accade per i rifiuti urbani per i quali è previsto un ambito provinciale o regionale.

    I rifiuti speciali sono infatti gestiti per legge in regime di libero mercato, per cui i produttori possono scegliere l'impianto di gestione e smaltimento che preferiscono, sia esso o meno sul territorio della provincia e per la gran parte provengono dall'industria, dalla depurazione delle acque di scarico, dalle costruzioni, dal settore commerciale e servizi, dalla sanità e dalle bonifiche.
    Di seguito si riporta una breve descrizione delle principali tipologie d'impianto.
    Piattaforme ecologiche:
    Alle piattaforme ecologiche giungono i rifiuti speciali solidi pericolosi e non pericolosi (ad esempio rifiuti da lavorazioni industriali varie, rifiuti da attività di demolizione e sanitarie), che seguono un iter del tutto simile a quello dei rifiuti urbani. Qui, dopo una verifica per l'accettazione e pesatura, i rifiuti vengono separati e raggruppati per materiali omogenei nei diversi settori che costituiscono la piattaforma, con caratteristiche chimiche e fisiche compatibili, massimizzando quindi la quota di questi avviabile a recupero. Il rifiuto così raggruppato è poi stoccato temporaneamente in apposite aree, pronto per essere trasferito ad impianti di trattamento.
    La parte residuale, se idonea, viene sottoposta ad operazioni di cernita per il recupero delle frazioni recuperabili, ad esempio ferro e legno. Il resto termina il ciclo, invece, in impianti di termovalorizzazione o in discarica, contribuendo comunque ad aumentare il recupero energetico complessivo.
    Impianti chimico-fisici e biologici:
    In questi impianti di trattamento possono essere inviati, a seconda delle loro caratteristiche, i rifiuti liquidi e i fanghi, pericolosi e non pericolosi (ad es. percolati provenienti dalle discariche, liquidi e fanghi da lavorazioni industriali, alimentari, tessili, terre residuate da attività di bonifica, fanghi da attività estrattive). Dopo la verifica di accettabilità, i rifiuti vengono stoccati in vasche di cemento armato e serbatoi in acciaio di varia dimensione, in ragione delle caratteristiche compositive dei rifiuti stessi. Tutte le strutture sono dotate dei necessari presidi di sicurezza, quali bacini di contenimento, blocchi pompe di caricamento per alto livello ecc. Sia per i rifiuti che per i fanghi, l'obiettivo è separare quanto più possibile la parte liquida da quella solida, e, nel caso di rifiuti liquidi, abbattere le sostanze inquinanti, grazie all'utilizzo di reattivi e specifiche dotazioni tecnologiche. Il residuo liquido, dopo il trattamento chimico-fisico, se conforme ai requisiti richiesti, può essere reimmesso nell'ambiente, cioè scaricato nei corpi idrici. In caso contrario deve essere reso compatibile al trattamento biologico presso l'apposito impianto e conforme alla normativa in materia per il successivo scarico.
    Il fango, sia quello primario che quello generato dai diversi trattamenti dei rifiuti liquidi, deve raggiungere la consistenza fisica adeguata per lo smaltimento finale scelto, ovvero discarica controllata, termovalorizzazione o utilizzato come copertura discariche previo trattamento di stabilizzazione e inertizzazione.
    Impianti di inertizzazione:
    Per alcune tipologie di rifiuti a matrice inorganica e con concentrazione elevate di metalli pesanti (come, ad esempio, calci da abbattimento fumi dell'industria ceramica, fanghi e polveri da abbattimento fumi di acciaierie e fonderie) è previsto un trattamento d'inertizzazione, che consente di trattare e rendere innocui i rifiuti inglobando gli inquinanti in una matrice cementizia. Il prodotto così ottenuto ha eccellenti qualità di ritenzione dei metalli pesanti consentendo lo smaltimento in discarica.
    Tutti gli impianti sono dotati di una rete di raccolta delle acque meteoriche di dilavamento dei piazzali e di sistemi di raccolta delle acque di processo.
    In termini di controllo delle emissioni e degli impatti ambientali si operano: controlli puntuali sugli scarichi idrici, rifiuti, suolo e sottosuolo con frequenze definite nell'autorizzazione integrata ambientale, ricorrendo a laboratori certificati.

     
  • Con la crescita rapidissima dei rifiuti e dei liquami, non solo in quantità, ma anche in varietà e pericolosità, fra gli anni sessanta e settanta, il territorio circostante le città non riesce più ad assorbire e metabolizzare la gigantesca mole di scorie prodotte dalla modernità. Si impone una nuova soluzione che sarà inizialmente, almeno nelle intenzioni, tecnologica: comincia "l'epoca degli impianti". Si tratta di grandi impianti industriali in grado di rendere inerte e non pericolosa per l'uomo e per l'ambiente la mole di rifiuti che una società tecnologicamente avanzata sforna a ritmi crescenti.
    La termovalorizzazione, come metodo di trattamento dei rifiuti solidi urbani, si è diffusa sul territorio nel decennio compreso tra la fine degli anni 60 e la fine degli anni 70, per poi subire una battuta di arresto nel corso degli anni 80. Durante quel periodo l'Emilia-Romagna si è posta all'avanguardia in Italia, con la realizzazione di 5 impianti, per complessive 11 linee di trattamento termico, di cui 2 a Reggio Emilia (1968), 3 a Bologna (1973-1974), 2 a Rimini (1976), 2 a Forlì (1976) e 2 a Modena (1980). Questi impianti erano privi di ogni sistema di recupero energetico.
    Anche le città di Trieste e Padova, i cui termovalorizzatori sono entrati a far parte del gruppo Herambiente dal 1° luglio 2015, hanno una lunghissima tradizione di gestione dei rifiuti mediante la termovalorizzazione
    La cronaca locale del quotidiano "Il Piccolo" della città di Trieste del 23 febbraio 1915 già parla dell'inaugurazione di un "forno di incenerimento per le immondizie" che per la modica cifra di 1 milione di corone era già allora strutturato per il recupero energetico. Dopo una lunga parentesi, nel 1972 viene inaugurato il nuovo inceneritore di Giarizzole che servirà la città di Trieste fino alla fine del 1999. Sopravvenute modifiche legislative avevano, nel frattempo, indotto l'Amministrazione Comunale di Trieste ad accelerare la realizzazione di un nuovo impianto di incenerimento rifiuti con recupero energetico, che fosse in linea con le migliori tecnologie disponibili.
    A Padova il primo impianto di termovalorizzazione dei rifiuti è stato realizzato nel quartiere San Lazzaro negli anni '50 e messo in funzione nel 1962. All'epoca fu una vera innovazione: il primo impianto italiano a provvedere anche al recupero energetico. La potenzialità nominale del forno era di 140 t/giorno e la caldaia, con relativo termo gruppo, generava 1,4 MWh/giorno. Sul finire degli anni '60 fu costruita la seconda linea di combustione da 150 t/giorno, rifatta successivamente per l'adeguamento a normative sempre più restrittive e collaudata nella sua veste definitiva nel 2000.
    Il Gruppo Hera partecipa al progetto di realizzazione del termovalorizzatore dell'area metropolitana fiorentina, scopri il sito dedicato

    All'inizio degli anni 90, in seguito a uno sviluppo sia normativo, sia tecnologico, si è avuta una ripresa del settore, che ha portato alla realizzazione di nuovi impianti, al potenziamento di quelli esistenti, al miglioramento dei sistemi di abbattimento degli inquinanti e all'inserimento dei sistemi di recupero energetico.
    La disciplina dei rifiuti
    è stata regolata, fino al 1997, dal DPR n. 915 del 10/09/1982. Il DPR n. 915 disciplinava lo smaltimento dei rifiuti e oltre ad introdurre alcuni principi sulla definizione di sistemi tendenti alla limitazione della produzione di rifiuto, suddivideva i rifiuti in urbani, speciali, tossici e nocivi. Nel febbraio 1997 il DPR 915 è stato superato dal D. Lgs. n. 22 (decreto Ronchi), che focalizza l'attenzione sulla prevenzione e sulla riduzione della quantità e pericolosità dei rifiuti.
    Nell'aprile del 2006 è entrato in vigore il D. Lgs. n. 152 (cosiddetto "testo unico ambientale") che ha modificato profondamente la normativa introducendo una vasta serie di novità nella disciplina della valutazione d'impatto ambientale e della valutazione ambientale strategica, della difesa del suolo, della tutela delle acque dall'inquinamento e della gestione delle risorse idriche, del trattamento e della gestione dei rifiuti, della bonifica dei siti contaminati, dell'inquinamento. Questa nuova normativa prevede che "la realizzazione e la gestione di nuovi impianti possono essere autorizzate solo se il relativo processo di combustione garantisce un elevato livello di recupero energetico", sancendo di fatto la trasformazione di questi impianti da semplici inceneritori a moderni termovalorizzatori.
    Con il termine termovalorizzatore si traduce la perifrasi anglosassone Waste to Energy (WTE) Plant. WTE vengono infatti chiamati gli impianti che non si limitano a incenerire i rifiuti indifferenziati disperdendo il calore sviluppato dalla combustione, ma che sono in grado di "valorizzarlo" recuperando energia.
    Herambiente e le sue Società controllate si propongono come una concreta risposta al problema rifiuti anche a livello nazionale, grazie a investimenti in tecnologie che garantiscono sviluppo, trasparenza e innovazione, in un settore, quello dei rifiuti, che in Italia è invece frammentato e soggetto a continue emergenze.
    I 10 termovalorizzatori gestiti dal gruppo Herambiente coprono un bacino d'utenza di oltre 3 milioni di abitanti nelle province di Ferrara, Ravenna, Modena, Bologna, Forlì-Cesena, Rimini, Isernia, Padova e Trieste e non si limitano a incenerire i rifiuti disperdendo il calore sviluppato dalla combustione, ma sono in grado di "valorizzarlo" recuperando energia sia sotto forma dienergia elettrica che viene immessa nella rete di distribuzione nazionale, che di calore che viene trasferito alle abitazioni o utenze del territorio limitrofo attraverso un'apposita rete di distribuzione, il Teleriscaldamento. Possono quindi produrre in un anno 850 milioni di kWh di energia elettrica che nella media rappresenta il consumo di circa 300.000 famiglie e 200 milioni di kWh di energia termica che nella media rappresenta il consumo di 14.000 abitazioni, produzione di energia che avrebbe richiesto l'utilizzo di 212.000 tonnellate di petrolio.
    Le uniche tipologie di scarti del processo di incenerimento e di depurazione fumi sono costituite dalle ceneri, costituenti circa il 20% in peso dei rifiuti trattati, e dalle polveri che residuano dalla filtrazione fumi (circa il 3% in peso dei rifiuti trattati). Le ceneri, cioè le componenti minerali e metalliche dei rifiuti che residuano dal processo di combustione (rifiuti non pericolosi) sono, di norma, destinate a recupero attraverso processi di separazione dei metalli e produzione di materie prime secondarie per l'industria del cemento. Le polveri (rifiuti pericolosi) vengono pretrattati mediante processi di inertizzazione per il successivo smaltimento in impianto autorizzato.
    Il rigoroso controllo delle emissioni non è soltanto indirizzato al rispetto delle prescrizioni di legge ma è soprattutto una precisa responsabilità nei confronti dei portatori d'interesse (cittadini, istituzioni) ed è per questo che Herambiente pubblica nell'apposita sezione dedicata i dati relativi alle emissioni in tempo reale e tutte le apparecchiature di monitoraggio delle emissioni , sempre nell'ottica di offrire le massime garanzie di qualità e affidabilità, sono certificate da TUV uno degli enti di certificazione più autorevoli al mondo.

    Oltre a quanto descritto, in termini di controllo delle emissioni e degli impatti ambientali si operano annualmente:

    • controlli puntuali sui camini, scarichi idrici, rifiuti, suolo e sottosuolo con frequenze definite nell'autorizzazione integrata ambientale, ricorrendo a laboratori certificati;
    • controlli sulle ricadute al suolo degli inquinanti: attraverso programmi di monitoraggio esterno in collaborazione con Università ed enti di ricerca vengono svolte analisi sulle deposizioni al suolo (sui terreni, sui vegetali, ecc.) al fine di accertare che le emissioni, ancorché all'interno dei restrittivi limiti di legge, non comportino alcun impatto significativo sull'ambiente circostante

      Particolare evidenza va data al progetto Moniter, promosso dalla Regione Emilia-Romagna e Arpa con l´obiettivo principale di "organizzare un sistema di sorveglianza ambientale e valutazione epidemiologica nelle aree circostanti gli impianti di incenerimento in Emilia-Romagna".
      Tutti i termovalorizzatori gestiti da Herambiente sono stati monitorati dal progetto, dando così alla popolazione residente un ulteriore contributo informativo e di conoscenza.
      La sintesi dei risultati e le valutazioni del Comitato scientifico sono pubblicate nel sito: http://www.arpa.emr.it/moniter/.
     
  • La disciplina dei rifiuti è stata regolata dal DPR n. 915 del 10/09/1982. Il DPR n. 915 disciplinava lo smaltimento dei rifiuti e oltre ad introdurre alcuni principi sulla definizione di sistemi tendenti alla limitazione della produzione di rifiuto, suddivideva i rifiuti in urbani, speciali, tossici e nocivi. Nel febbraio 1997 il DPR 915 è stato superato dal D. Lgs. n. 22 (decreto Ronchi), che focalizza l'attenzione sulla prevenzione e sulla riduzione della quantità e pericolosità dei rifiuti.
    Con la direttiva discariche 1999/31/CE e la norma nazionale di recepimento (D. Lgs.36/2003) si è raggiunta una sorta di best practices legata sia alle regole tecniche di costruzione, gestione e post-gestione degli impianti, sia ai vincoli all'ingresso dei rifiuti conferibili.
    A seguire con Decreto 3 agosto 2005 "Definizione dei criteri di ammissibilità dei rifiuti in discarica" il legislatore ha definito le modalità operative, ovvero i criteri e le procedure di ammissibilità dei rifiuti nelle discariche, in conformità a quanto stabilito dal D. Lgs. 36/2003.
    Nell'aprile del 2006 è entrato in vigore il D. Lgs n. 152 (cosiddetto "testo unico ambientale") che ha modificato profondamente la normativa introducendo una vasta serie di novità nella disciplina della valutazione d'impatto ambientale e della valutazione ambientale strategica, della difesa del suolo, della tutela delle acque dall'inquinamento e della gestione delle risorse idriche, del trattamento e della gestione dei rifiuti, della bonifica dei siti contaminati, dell'inquinamento.
    Con il D. Lgs. n. 205 del 3 dicembre 2010 il legislatore ha recepito le indicazioni dell'Unione Europea in merito alle politiche da adottare per quanto riguarda lo smaltimento dei rifiuti, ovvero ha definito le priorità nella gestione dei rifiuti sulla base di ciò che costituisce la migliore opzione ambientale nelle politiche di pianificazione.

    Conseguentemente lo smaltimento dei rifiuti in discarica costituisce il livello finale della gerarchia nel ciclo integrato di gestione dei rifiuti, e riveste un ruolo sempre più residuale.
    La discarica è un sistema attraverso il quale vengono avviate allo smaltimento alcune tipologie di rifiuti, allo stato solido e fangoso, sia urbani sia speciali.

    La normativa sopra descritta prevede 3 tipologie di discarica:

    • per rifiuti inerti;
    • per rifiuti non pericolosi (rifiuti urbani e speciali non pericolosi);
    • per rifiuti pericolosi (rifiuti prevalentemente di origine industriale e produttiva).

    Il sistema consiste nello stoccaggio definitivo dei rifiuti in un sito opportunamente predisposto, nel quale vengono collocati e compattati su strati sovrapposti per un migliore sfruttamento delle superfici. Alla fine di ogni giornata i rifiuti vengono coperti con diverse tipologie di materiale, quali: membrane in tessuto geotessile o teli in schiuma di carbone, terreno di scavo o altro materiale inerte, frazione organica stabilizzata (biostabilizzato o compost fuori specifica), proveniente dalla lavorazione dei rifiuti urbani stessi.

    In funzione delle caratteristiche geomorfologiche e idrogeologiche del sito, si hanno discariche di 3 tipi:

    • In avvallamento: realizzate per riempimento di vecchie cave dismesse o di fosse scavate appositamente nel terreno;
    • In rilevato: posizionate sul piano campagna e con sviluppo in altezza;
    • a ridosso di pendii: in riempimento di aree in dislivello, adatte per la presenza di cave o avvallamenti naturali.

    Per contenere l'intera massa dei rifiuti e impedire la dispersione e diffusione del percolato nell'ambiente e nel suolo, vengono realizzate barriere protettive sul fondo e sui lati della discarica, realizzate in maniera naturale (argilla) e/o artificiale (teli in polietilene). La discarica è senza dubbio la forma di smaltimento più impattante e meno "produttiva". Tuttavia, anche da questo processo è ancora possibile estrarre valore, sotto forma di gas di discarica. Durante la decomposizione dei rifiuti, infatti, oltre alla produzione di percolato drenato e inviato per il trattamento ad un impianto di depurazione, viene prodotto biogas. Questo è costituito principalmente da metano e anidride carbonica, viene estratto tramite un sistema di tubazioni collocato negli interstrati dei rifiuti e convogliato a idonei generatori per la produzione di energia elettrica. Questa operazione contribuisce anche a evitare la diffusione di cattivi odori nell'aria e permette di abbattere l'emissione di metano(gas serra 20 volte più potente della CO2) in atmosfera, riducendo l'effetto serra in ossequio ai principi del Protocollo di Kyoto. Inoltre il suo utilizzo per la produzione di energia elettrica consente di evitare l'emissione di CO2 prodotta dalla combustione da fonti convenzionali fossili, quali petrolio e carbone, ottenendo un effetto positivo doppio: da un lato si verifica la riduzione dell'emissione di gas serra e dall'altro cresce la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili.
    Nel 2015 dal recupero di biogas sono stati prodotti circa 42 GWh di energia elettrica, pari al consumo di oltre 13.600 famiglie ed è stata evitata l'emissione in atmosfera di circa 20.000 tonnellate di CO2.
    Oltre a quanto descritto, in termini di controllo delle emissioni e degli impatti ambientali si operano annualmente: controlli puntuali sui camini dei motori produzione energia elettrica, scarichi idrici, rifiuti, suolo e sottosuolo e qualità dell'aria con frequenze definite nell'autorizzazione integrata ambientale, ricorrendo a laboratori certificati.

     
  • In funzione delle modalità di raccolta il rifiuto urbano si suddivide in urbano indifferenziato, differenziato secco e differenziato umido (organico e verde). Nel sistema del gruppo Herambiente i rifiuti urbani raccolti in modo differenziato dai servizi di igiene ambientale, confluiscono agli impianti di recupero tramite separazione o selezione ovvero, se indifferenziati, per la gran parte vengono invece avviati direttamente ai termovalorizzatori ovvero a impianti di cosiddetto pretrattamento per la separazione della frazione umida e il successivo avvio a biostabilizzazione. Gli impianti di separazione e/o selezione si dividono in due grandi categorie: IMPIANTI DI RECUPERO DELLE FRAZIONI SECCHE e gli IMPIANTI DI SEPARAZIONE MECCANICO-BIOLOGICA. Ai primi arriva il materiale raccolto attraverso la raccolta differenziata delle frazioni secche (carta, vetro, plastica ecc.). Ai secondi giunge invece la raccolta urbana indifferenziata (quella dei cassonetti grigi) che qui subisce un trattamento di separazione e recupero materiali (secco a incenerimento o discarica, umido a biostabilizzazione). I rifiuti organici provenienti dalla raccolta differenziata umida (frazione organica da cucina, mense, verde, ecc.) confluiscono invece agli impianti di biodigestione anaerobica o compostaggio.

    I residui dei processi di selezione e separazione, non avviabili a recupero di materia, vengono quindi conferiti al termovalorizzatore o in discarica per lo smaltimento finale.

    LA SELEZIONE:


    L'effettivo recupero di materia dai rifiuti raccolti in modo differenziato dipende dalla qualità della raccolta e quindi, in gran parte, dalla scrupolosità del conferimento da parte del cittadino. Per valorizzare al massimo il recupero del materiale, i rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata delle frazioni secche (ad esempio plastica, vetro, carta, cartone , lattine, legno, materiali ferrosi, materiali misti, ecc.) passano attraverso un impianto di selezione, in cui eventuali materiali estranei vengono scartati (sovvalli). Gli impianti di selezione del gruppo Herambiente, trattano i rifiuti urbani derivanti dalla raccolta differenziata della frazione multimateriale, monomateriale e i rifiuti speciali non pericolosi, cioè quelli provenienti da attività produttivo artigianali e industriali assimilabili agli urbani. I rifiuti in entrata vengono controllati al fine di accertare la conformità dei materiali, successivamente sono selezionati per tipologia, eventualmente trattati avendo cura di eliminare le impurità presenti, imballati e quindi stoccati per essere poi avviati al recupero di materia.

    La selezione, effettuata in maniera automatizzata con tecnologie all'avanguardia come i lettori ottici, CONFERISCE AL MATERIALE LE CARATTERISTICHE QUALITATIVE DI RIFIUTO RICICLABILE, nelle specifiche filiere dei consorzi nazionali (CONAI) o di materia prima seconda, cioè di prodotto commercializzabile e riutilizzabile in impianti di produzione.

     
  • Alle piattaforme ecologiche (PEA) giungono i rifiuti speciali non pericolosi e frazioni secche da RD di rifiuti urbani. Qui, dopo una verifica per l'accettazione e pesatura, I RIFIUTI VENGONO RAGGRUPPATI PER MATERIALI OMOGENEI per essere avviati a recupero.

    I cosiddetti trasbordi ovvero impianti di trasferenza sono impianti finalizzati alla ottimizzazione della logistica e dei trasporti dei rifiuti indifferenziati raccolti e destinati agli impianti di pretrattamento ovvero incenerimento. Il rifiuto urbano non subisce alcun trattamento ma semplicemente trasbordato dai mezzi (di piccola taglia) della raccolta a mezzi più grandi per il conferimento agli impianti di trattamento.

     
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