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Discariche

La disciplina dei rifiuti è stata regolata dal DPR n. 915 del 10/09/1982. Il DPR n. 915 disciplinava lo smaltimento dei rifiuti e oltre ad introdurre alcuni principi sulla definizione di sistemi tendenti alla limitazione della produzione di rifiuto, suddivideva i rifiuti in urbani, speciali, tossici e nocivi. Nel febbraio 1997 il DPR 915 è stato superato dal D. Lgs. n. 22 (decreto Ronchi), che focalizza l'attenzione sulla prevenzione e sulla riduzione della quantità e pericolosità dei rifiuti.
Con la direttiva discariche 1999/31/CE e la norma nazionale di recepimento (D. Lgs.36/2003) si è raggiunta una sorta di best practices legata sia alle regole tecniche di costruzione, gestione e post-gestione degli impianti, sia ai vincoli all'ingresso dei rifiuti conferibili.
A seguire con Decreto 3 agosto 2005 "Definizione dei criteri di ammissibilità dei rifiuti in discarica" il legislatore ha definito le modalità operative, ovvero i criteri e le procedure di ammissibilità dei rifiuti nelle discariche, in conformità a quanto stabilito dal D. Lgs. 36/2003.
Nell'aprile del 2006 è entrato in vigore il D. Lgs n. 152 (cosiddetto "testo unico ambientale") che ha modificato profondamente la normativa introducendo una vasta serie di novità nella disciplina della valutazione d'impatto ambientale e della valutazione ambientale strategica, della difesa del suolo, della tutela delle acque dall'inquinamento e della gestione delle risorse idriche, del trattamento e della gestione dei rifiuti, della bonifica dei siti contaminati, dell'inquinamento.
Con il D. Lgs. n. 205 del 3 dicembre 2010 il legislatore ha recepito le indicazioni dell'Unione Europea in merito alle politiche da adottare per quanto riguarda lo smaltimento dei rifiuti, ovvero ha definito le priorità nella gestione dei rifiuti sulla base di ciò che costituisce la migliore opzione ambientale nelle politiche di pianificazione.

 
 
  • Conseguentemente lo smaltimento dei rifiuti in discarica costituisce il livello finale della gerarchia nel ciclo integrato di gestione dei rifiuti, e riveste un ruolo sempre più residuale.
    La discarica è un sistema attraverso il quale vengono avviate allo smaltimento alcune tipologie di rifiuti, allo stato solido e fangoso, sia urbani sia speciali.

    La normativa sopra descritta prevede 3 tipologie di discarica:

    • per rifiuti inerti;
    • per rifiuti non pericolosi (rifiuti urbani e speciali non pericolosi);
    • per rifiuti pericolosi (rifiuti prevalentemente di origine industriale e produttiva).

    Il sistema consiste nello stoccaggio definitivo dei rifiuti in un sito opportunamente predisposto, nel quale vengono collocati e compattati su strati sovrapposti per un migliore sfruttamento delle superfici. Alla fine di ogni giornata i rifiuti vengono coperti con diverse tipologie di materiale, quali: membrane in tessuto geotessile o teli in schiuma di carbone, terreno di scavo o altro materiale inerte, frazione organica stabilizzata (biostabilizzato o compost fuori specifica), proveniente dalla lavorazione dei rifiuti urbani stessi.

    In funzione delle caratteristiche geomorfologiche e idrogeologiche del sito, si hanno discariche di 3 tipi:

    • In avvallamento: realizzate per riempimento di vecchie cave dismesse o di fosse scavate appositamente nel terreno;
    • In rilevato: posizionate sul piano campagna e con sviluppo in altezza;
    • a ridosso di pendii: in riempimento di aree in dislivello, adatte per la presenza di cave o avvallamenti naturali.

    Per contenere l'intera massa dei rifiuti e impedire la dispersione e diffusione del percolato nell'ambiente e nel suolo, vengono realizzate barriere protettive sul fondo e sui lati della discarica, realizzate in maniera naturale (argilla) e/o artificiale (teli in polietilene). La discarica è senza dubbio la forma di smaltimento più impattante e meno "produttiva". Tuttavia, anche da questo processo è ancora possibile estrarre valore, sotto forma di gas di discarica. Durante la decomposizione dei rifiuti, infatti, oltre alla produzione di percolato drenato e inviato per il trattamento ad un impianto di depurazione, viene prodotto biogas. Questo è costituito principalmente da metano e anidride carbonica, viene estratto tramite un sistema di tubazioni collocato negli interstrati dei rifiuti e convogliato a idonei generatori per la produzione di energia elettrica. Questa operazione contribuisce anche aevitare la diffusione di cattivi odori nell'aria e permette di abbattere l'emissione di metano(gas serra 20 volte più potente della CO2) in atmosfera, riducendo l'effetto serra in ossequio ai principi del Protocollo di Kyoto. Inoltre il suo utilizzo per la produzione di energia elettrica consente di evitare l'emissione di CO2 prodotta dalla combustione da fonti convenzionali fossili, quali petrolio e carbone, ottenendo un effetto positivo doppio: da un lato si verifica la riduzione dell'emissione di gas serra e dall'altro cresce la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili.

    Nel 2014 dal recupero di biogas sono stati prodotti circa 60 GWh di energia elettrica, pari al consumo di oltre 19.500 famiglie ed è stata evitata l'emissione in atmosfera di circa 28.000 tonnellate di CO2.
    Oltre a quanto descritto, in termini di controllo delle emissioni e degli impatti ambientali si operano annualmente: controlli puntuali sui camini dei motori produzione energia elettrica, scarichi idrici, rifiuti, suolo e sottosuolo e qualità dell'aria con frequenze definite nell'autorizzazione integrata ambientale, ricorrendo a laboratori certificati.

     
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