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Termovalorizzatori

Con la crescita rapidissima dei rifiuti e dei liquami, non solo in quantità, ma anche in varietà e pericolosità, fra gli anni sessanta e settanta, il territorio circostante le città non riesce più ad assorbire e metabolizzare la gigantesca mole di scorie prodotte dalla modernità. Si impone una nuova soluzione che sarà inizialmente, almeno nelle intenzioni, tecnologica: comincia "l'epoca degli impianti". Si tratta di grandi impianti industriali in grado di rendere inerte e non pericolosa per l'uomo e per l'ambiente la mole di rifiuti che una società tecnologicamente avanzata sforna a ritmi crescenti.
La termovalorizzazione, come metodo di trattamento dei rifiuti solidi urbani, si è diffusa sul territorio nel decennio compreso tra la fine degli anni 60 e la fine degli anni 70, per poi subire una battuta di arresto nel corso degli anni 80. Durante quel periodo l'Emilia-Romagna si è posta all'avanguardia in Italia, con la realizzazione di 5 impianti, per complessive 11 linee di trattamento termico, di cui 2 a Reggio Emilia (1968), 3 a Bologna (1973-1974), 2 a Rimini (1976), 2 a Forlì (1976) e 2 a Modena (1980). Questi impianti erano privi di ogni sistema di recupero energetico.
Anche le città di Trieste e Padova, i cui termovalorizzatori sono entrati a far parte del gruppo Herambiente dal 1° luglio 2015, hanno una lunghissima tradizione di gestione dei rifiuti mediante la termovalorizzazione
La cronaca locale del quotidiano "Il Piccolo" della città di Trieste del 23 febbraio 1915 già parla dell'inaugurazione di un "forno di incenerimento per le immondizie" che per la modica cifra di 1 milione di corone era già allora strutturato per il recupero energetico. Dopo una lunga parentesi, nel 1972 viene inaugurato il nuovo inceneritore di Giarizzole che servirà la città di Trieste fino alla fine del 1999. Sopravvenute modifiche legislative avevano, nel frattempo, indotto l'Amministrazione Comunale di Trieste ad accelerare la realizzazione di un nuovo impianto di incenerimento rifiuti con recupero energetico, che fosse in linea con le migliori tecnologie disponibili.
A Padova il primo impianto di termovalorizzazione dei rifiuti è stato realizzato nel quartiere San Lazzaro negli anni '50 e messo in funzione nel 1962. All'epoca fu una vera innovazione: il primo impianto italiano a provvedere anche al recupero energetico. La potenzialità nominale del forno era di 140 t/giorno e la caldaia, con relativo termo gruppo, generava 1,4 MWh/giorno. Sul finire degli anni '60 fu costruita la seconda linea di combustione da 150 t/giorno, rifatta successivamente per l'adeguamento a normative sempre più restrittive e collaudata nella sua veste definitiva nel 2000.
Il Gruppo Hera partecipa al progetto di realizzazione del termovalorizzatore dell'area metropolitana fiorentina, scopri il sito dedicato

 
 
  • All'inizio degli anni 90, in seguito a uno sviluppo sia normativo, sia tecnologico, si è avuta una ripresa del settore, che ha portato alla realizzazione di nuovi impianti, al potenziamento di quelli esistenti, al miglioramento dei sistemi di abbattimento degli inquinanti e all'inserimento dei sistemi di recupero energetico.
    La disciplina dei rifiuti
    è stata regolata, fino al 1997, dal DPR n. 915 del 10/09/1982. Il DPR n. 915 disciplinava lo smaltimento dei rifiuti e oltre ad introdurre alcuni principi sulla definizione di sistemi tendenti alla limitazione della produzione di rifiuto, suddivideva i rifiuti in urbani, speciali, tossici e nocivi. Nel febbraio 1997 il DPR 915 è stato superato dal D. Lgs. n. 22 (decreto Ronchi), che focalizza l'attenzione sulla prevenzione e sulla riduzione della quantità e pericolosità dei rifiuti.
    Nell'aprile del 2006 è entrato in vigore il D. Lgs. n. 152 (cosiddetto "testo unico ambientale") che ha modificato profondamente la normativa introducendo una vasta serie di novità nella disciplina della valutazione d'impatto ambientale e della valutazione ambientale strategica, della difesa del suolo, della tutela delle acque dall'inquinamento e della gestione delle risorse idriche, del trattamento e della gestione dei rifiuti, della bonifica dei siti contaminati, dell'inquinamento. Questa nuova normativa prevede che "la realizzazione e la gestione di nuovi impianti possono essere autorizzate solo se il relativo processo di combustione garantisce un elevato livello di recupero energetico", sancendo di fatto la trasformazione di questi impianti da semplici inceneritori a moderni termovalorizzatori.
    Con il termine termovalorizzatore si traduce la perifrasi anglosassone Waste to Energy (WTE) Plant. WTE vengono infatti chiamati gli impianti che non si limitano a incenerire i rifiuti indifferenziati disperdendo il calore sviluppato dalla combustione, ma che sono in grado di "valorizzarlo" recuperando energia.
    Herambiente e le sue Società controllate si propongono come una concreta risposta al problema rifiuti anche a livello nazionale, grazie a investimenti in tecnologie che garantiscono sviluppo, trasparenza e innovazione, in un settore, quello dei rifiuti, che in Italia è invece frammentato e soggetto a continue emergenze.
    I 10 termovalorizzatori gestiti dal gruppo Herambiente coprono un bacino d'utenza di oltre 3 milioni di abitanti nelle province di Ferrara, Ravenna, Modena, Bologna, Forlì-Cesena, Rimini, Isernia, Padova e Trieste e non si limitano a incenerire i rifiuti disperdendo il calore sviluppato dalla combustione, ma sono in grado di "valorizzarlo" recuperando energia sia sotto forma dienergia elettrica che viene immessa nella rete di distribuzione nazionale, che di calore che viene trasferito alle abitazioni o utenze del territorio limitrofo attraverso un'apposita rete di distribuzione, il Teleriscaldamento. Possono quindi produrre in un anno 850 milioni di kWh di energia elettrica che nella media rappresenta il consumo di circa 300.000 famiglie e 200 milioni di kWh di energia termica che nella media rappresenta il consumo di 14.000 abitazioni, produzione di energia che avrebbe richiesto l'utilizzo di 212.000 tonnellate di petrolio.
    Le uniche tipologie di scarti del processo di incenerimento e di depurazione fumi sono costituite dalle ceneri, costituenti circa il 20% in peso dei rifiuti trattati, e dalle polveri che residuano dalla filtrazione fumi (circa il 3% in peso dei rifiuti trattati). Le ceneri, cioè le componenti minerali e metalliche dei rifiuti che residuano dal processo di combustione (rifiuti non pericolosi) sono, di norma, destinate a recupero attraverso processi di separazione dei metalli e produzione di materie prime secondarie per l'industria del cemento. Le polveri (rifiuti pericolosi) vengono pretrattati mediante processi di inertizzazione per il successivo smaltimento in impianto autorizzato.
    Il rigoroso controllo delle emissioni non è soltanto indirizzato al rispetto delle prescrizioni di legge ma è soprattutto una precisa responsabilità nei confronti dei portatori d'interesse (cittadini, istituzioni) ed è per questo che Herambiente pubblica nell'apposita sezione dedicata i dati relativi alle emissioni in tempo reale e tutte le apparecchiature di monitoraggio delle emissioni , sempre nell'ottica di offrire le massime garanzie di qualità e affidabilità, sono certificate da TUV uno degli enti di certificazione più autorevoli al mondo.

    Oltre a quanto descritto, in termini di controllo delle emissioni e degli impatti ambientali si operano annualmente:

    • controlli puntuali sui camini, scarichi idrici, rifiuti, suolo e sottosuolo con frequenze definite nell'autorizzazione integrata ambientale, ricorrendo a laboratori certificati;
    • controlli sulle ricadute al suolo degli inquinanti: attraverso programmi di monitoraggio esterno in collaborazione con Università ed enti di ricerca vengono svolte analisi sulle deposizioni al suolo (sui terreni, sui vegetali, ecc.) al fine di accertare che le emissioni, ancorché all'interno dei restrittivi limiti di legge, non comportino alcun impatto significativo sull'ambiente circostante

      Particolare evidenza va data al progetto Moniter, promosso dalla Regione Emilia-Romagna e Arpa con l´obiettivo principale di "organizzare un sistema di sorveglianza ambientale e valutazione epidemiologica nelle aree circostanti gli impianti di incenerimento in Emilia-Romagna".
      Tutti i termovalorizzatori gestiti da Herambiente sono stati monitorati dal progetto, dando così alla popolazione residente un ulteriore contributo informativo e di conoscenza.
      La sintesi dei risultati e le valutazioni del Comitato scientifico sono pubblicate nel sito: http://www.arpa.emr.it/moniter/.
     
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